lunedì 13 gennaio 2020

CAR-NAVALE








Il serpente, nell’antichità, è stato associato a più d’una divinità, per i romani è stato, anche, il Tempo. Nelle pitture pompeiane, Iside (la Luna, probabilmente, per l’egizia civiltà) poggia il piede nudo sul serpente in quanto regina delle forze ctonie. La Madonna viene raffigurata allo stesso modo. Quando Alessandro Magno conquista l’Egitto, il culto di Iside si diffonde in tutto il mediterraneo, diventando la dea dai mille nomi che racchiude tutte le altre dee, come narra Apuleio. I romani coniano monete con l’effigie di Iside già nel 90 a.C. A Roma, dal politeismo si passa prima al culto di Iside, poi a quello del Sol Invictus, quindi al cristianesimo. Iside in trono con la mammella nuda che allatta suo figlio Horus (il Sole?) viene trasformata nell’iconografia cattolica della Madonna col bambino. Iside che piange Osiride (Orione?) tenendolo in grembo ispirerà invece le varie Pietà. Iside (bianca e nera), ispira l’iconologia mariana che la mostra spesso su una nave. La nave che a volte è a forma di falce lunare (ad esempio, a Notre Dame de Paris). Nel 1865, prudentemente, dai capitelli della chiesa di S.Maria in Trastevere Pio IX fece rimuovere le figure di divinità egizie.

NAVE VERGINE
La cerimonia del culto di Iside, dea madre suprema e universale, regina benigna, misericordiosa e ausiliatrice, divinità dai mille nomi (Minerva, Venere, Afrodite, Diana, Atena, Maia, Kore, Temi, Artemide, Astarte, Proserpina, Cerere, Ecate), è raccontata dal libico Apuleio nell’XI libro dell’Asino d’oro. Nella cerimonia, i suoi sacerdoti “dedicano al mare ormai navigabile una nave vergine” e le offrono le primizie della navigazione.

NAVIGIUM ISIDI - CARRUS NAVALIS
La festa del Navigium Isidis seguiva il calendario lunare babilonese: coincideva con la luna piena che segue l’equinozio di primavera; corrisponde al capodanno babilonese; e alla nostraPasqua (anche questa variabile di anno in anno come la festa del Navigium Isidis). Nella festa di capodanno, i babilonesi sacrificavano un agnello, come noi a Pasqua. L’Imperatore Gaius Iulius Caesar Augustus Germanicus (12-41 dell’era cristiana), soprannominato “Caligola”, era un devoto fedele della “Dea Isis” e grazie alle descrizioni di Apuleius possiamo riconoscere con elevata probabilità delle celebrazioni isiache nelle grandi feste orgiastiche che si tenevano nella maestosa nave-palazzo dell’Imperatore, presso il lago di Nemi. Perché, però, la denominazione di Navigium Isidis? La risposta è quanto mai interessante: la Dea Isis era infatti anche una divinità posta a protezione dei naviganti e del mare in generale e la sua “barca” rappresentava l’imbarcazione lunare, notturna e psicopompa, sulla quale erano traghettate le anime dei defunti verso la Duat, l’oltretomba stellato, alla cui guardia era posto il Dio cinocefalo Anubis. I domini di Isis quale protettrice dei naviganti e Signora del Mare furono, successivamente, acquisiti dalla Vergine Maria il cui figlio, il Cristo, s’impossessò anche delle sfere d’influenza di Horus, il Dio Falco egizio nato dall’unione di Osirise Isis. Nella religione romana, la barca isiaca era collocata su di un carro trainato da uomini mascherati, le cui fattezze richiamavano esseri ctonii appartenenti al mondo dei morti e al dominio dell’aldilà. Nel mondo egizio, la caratterizzazione originaria di queste creature era spaventosa e inquietante ma, nel mondo romano, venne arricchita con un dettaglio sconosciuto al rito originario: l’ilarità, la burla, lo scherno. Sovente erano infatti ritratti, con fattezze grottesche e goffe, i personaggi di maggior spicco dell’epoca quali senatori, politici, generali e perfino gli Imperatori, nella più pura concezione dello spirito sarcastico e denigratorio romano ai danni dei potenti (peculiarità che, nonostante i millenni trascorsi, ancora qualifica i romani odierni!): alle celebrazioni del “Carrus Navalis” era ammesso chiunque, dal più infimo schiavo sino alla famiglia imperiale, e lunghe processioni, accompagnate da musica, mimi, acrobati, danzatori e musici, si snodavano lungo le vie cittadine. Le matrone, solitamente legate a rigidissimi codici comportamentali concernenti la vita pubblica, potevano concedersi ampie libertà in fatto di abbigliamento e atteggiamenti, risparmiandosi le violente critiche alle quali sarebbero state sottoposte in giorni “ordinari”, partecipando alle libagioni e vestendo abiti ben più succinti dei canonici pepli. Il popolo, parimenti, usava camuffarsi e mascherarsi gravitando attorno al grande carro navale il quale custodiva uno scrigno chiuso ermeticamente, simboleggiante sia il cosmico uovo protogonico latore di nuova vita che la morte stessa, insondabile e inscindibilmente legata alla forza rigeneratrice dell’Universo. Nel mondo romano le maschere, come da tradizione, rappresentavano gli spiriti degli antenati i quali potevano, in virtù del sovvertimento delle leggi cosmogoniche e metafisiche, visitare il mondo terreno e transitarvi per qualche tempo: riconoscendo se stessi attraverso le maschere, avrebbero potuto “possedere” il corpo di colui che le indossava e parlare, proferendo vaticini e profezie (durante questi giorni fattucchiere, indovine e ciarlatani guadagnavano somme ingenti, appostati presso le edicole e gli incroci delle strade e le autorità, seppur controvoglia, tolleravano la loro presenza).

LA MASCHERA
Il corteo solenne è preceduto da gruppi di uomini travestiti. Quando gli uomini travestiti avranno esaudito il loro voto, si toglieranno il travestimento per indossare la veste bianca dell’aspirante all’iniziazione. La maschera è il destino; il destino si compie alla morte; indossare la maschera è indossare la propria morte. Morte dell’io, nascita del Sé.

Vuoi sapere dove è scritto? Sul web, naturalmente, chiunque lo potrà accertare, personalmente. La mia semplice chiave di ricerca è la seguente, ma potrai cambiarla, serena-mente:
"Navigium Isidi carrus navalis dea Iside 40 giorni festa"

P.S. 
Ci tengo a precisare che ciò che hai appena letto, 
potrebbe non essere la verità,
anche perché, qua e là,
ho apportato qualche piccola modifica,
secondo la personale sensibilità ...
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lunedì 14 ottobre 2019

ULTIMI GIORNI




«Sì, lo ammetto. Sono praticamente fissato su temi come la fine della vita individuale, e dell’esistenza in generale. Non sono particolarmente morboso, ma trovo che sia un argomento assolutamente affascinante. Sinceramente, non vedo domande più importanti di queste: cosa proveremo nel momento della nostra morte? La coscienza finisce con la morte o sopravvive in qualche forma? La vita è qualcosa di più grande di quello che conosciamo? La fede religiosa è solo una costruzione artificiale? Per uno scrittore questo è un territorio molto fertile da esplorare, credo che non mi verranno a mancare idee e domande in merito». (Glenn Cooper).

È naturale che chiunque, prima o poi,
dovrà trovare le risposte a quelle domande …


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sabato 7 settembre 2019

QUETZALCOATL


"Nella mitologia azteca e mesoamericana, 
Quetzalcoatl è una figura divina 
di importanza fondamentale: 
il suo nome, che può essere tradotto 
come Serpente Piumato
fra spirito e materia, fra umano e divino. 

Unica divinità,
del pantheon pre-ispanico,
a non richiedere sacrifici umani, 
era ricordato dagli indigeni 
per aver donato agli uomini il calendario 
e la coltivazione del mais

Una delle leggende sulla sua nascita, 
racconta di come la dea Coatlicue
personificazione della natura madre 
e dell’aspetto femminile della Divinità, 
abbia concepito verginalmente il dio 
grazie ad un frammento di giada 
che l’avrebbe ingravidata."

(Fonte: https://axismundi.blog/2019/03/08/la-vergine-di-guadalupe-il-serpente-piumato-e-il-fiume-nascosto-della-storia/)
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Scommetto che ora chiunque, 
persino Tu,
che non conoscevi tal tradizione,
leggendo questa storia,

lunedì 17 giugno 2019

ARGONAUTICHE

Nave Argo,
appunti per “Argo-nauti”.

Dopo aver approfondita-mente studiato:

"Le dodici costellazioni che intersecano l'eclittica compongono lo zodiaco. 
In aggiunta a queste 12, già in età antica Tolomeo ne elencò altre 36 
(che ora sono 38, a causa della suddivisione della Nave Argo in tre nuove costellazioni)."
(Fonte: https://www.astrogeo.va.it/varesecorsi/Marini-dispensa.pdf)

chiunque potrà sollevare anche quest’ultimo velo …
si può infatti affermare, serenamente,
che in un remoto passato …
“Lei” è stata … (la “Nave Argo”)
la più grande ed imponente … costellazione del cielo!

Quella con cui loro, i provetti marinai,
partirono alla ricerca del “Vello d’oro” …

Fu poi smembrata …
… pur essendo stata creata …
per essere indistruttibile ed immortale …
“la nave dei Cittadini della Terra di ogni tempo,
costruita per affrontare, in piena sicurezza,
le tempeste, millenarie, dell’evoluzione” …
insieme, ovvia-mente, alle temibili forze del male …
che, dicono ... si creerebbero dietro ...
... posta esattamente a metà 
tra i due opposti della mente duale ...

Ora, abbandonata l’ennesima illusione,
ed emersa, dalla profondità della coscienza,
questa indiscutibile verità,
riconosciuta pure dalla religione e dalla scienza,
chi condurrà, durante l’esistenza,
il prezioso carico (le anime dell’Umanità)
verso la finale destinazione?


"IGNORANTI, QUEM PORTUM PETAT, NULLUS SUUS VENTUS EST."
«Nessun vento è favorevole per chi non sa a che porto andare»

Di seguito, invece, gli approfondimenti,
da parte di dotte menti …

Sul “Vello d’Oro” …
e la mitica “Nave Argo” …