giovedì 7 maggio 2020


Abbiate pazienza,
questo post andava condiviso,
assolutamente!



è un archetipo universale che, 

libero da interpretazioni religiose, 




Arrotolato 

alla base della colonna vertebrale, 


fino alla sommità del capo ed oltre,


simbolizza lo sviluppo dell’essere umano 



martedì 14 aprile 2020

MESSAGGIO

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Un vero peccato ...
(ne parlo volutamente al passato)
che la mondiale popolazione
non abbia approfittato dell'occasione,
per cambiare ciò che andava cambiato,
e/o dedicarsi alla profonda riflessione,

Ogni individuo avrebbe potuto,
se l'avesse voluto,
attraverso l'intuito e la ragione,
scegliere di non guardare/ascoltare,
ripetutamente, la televisione,
in cui dotti esperti, poveretti,
impegnati, freneticamente, ad arginare l'urgenza,
non hanno potuto far altro che contare,
esatta-mente, il numero dei contagiati
lasciandosi sfuggire il messaggio, latente,
che il virus voleva forse dare alla gente.

IO ci ho provato,
e dopo aver riflettuto attentamente,
l'ho diviso in tre punti.

Il primo: 
la conoscenza e la memoria,
lo ha dimostrato la scienza,
non aiutano a risolvere i problemi
sui quali si deve ancora scrivere la storia.

Il secondo:
quel che muore è il vecchio,
affinché il nuovo (ignoto),
dentro di ognuno, possa essere accettato.

Il terzo:
ora lo sa ogni coscienza,
degli altri due punti 
è la naturale conseguenza ...

Fuori elenco un brano musicale,


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mercoledì 25 marzo 2020

M'IMPOSI

(Dal libro rosso di Carl Gustav Jung)

"Capitano, il mozzo è preoccupato e molto agitato per la quarantena che ci hanno imposto al porto. Potete parlarci voi?”
“Cosa vi turba, ragazzo? Non avete abbastanza cibo? Non dormito abbastanza?”
“Non è questo, Capitano, non sopporto di non poter scendere a terra, di non poter abbracciare i miei cari”.
“E se vi facessero scendere e foste contagioso, sopportereste la colpa di infettare qualcuno che non può reggere la malattia?”
“Non me lo perdonerei mai, anche se per me l’hanno inventata questa peste!”
“Può darsi, ma se così non fosse?”
“Ho capito quel che volete dire, ma mi sento privato della libertà, Capitano, mi hanno privato di qualcosa”.
“E voi privatevi di ancor più cose, ragazzo”.
“Mi prendete in giro?”
“Affatto... Se vi fate privare di qualcosa senza rispondere adeguatamente avete perso”.
“Quindi, secondo voi, se mi tolgono qualcosa, per vincere devo togliermene altre da solo?”
“Certo. Io lo feci nella quarantena di sette anni fa”.
“E di cosa vi privaste?”
“Dovevo attendere più di venti giorni sulla nave. Erano mesi che aspettavo di far porto e di godermi un po’ di primavera a terra. Ci fu un’epidemia. A Port April ci vietarono di scendere. I primi giorni furono duri. Mi sentivo come voi. Poi iniziai a rispondere a quelle imposizioni non usando la logica. Sapevo che dopo ventuno giorni di un comportamento si crea un’abitudine, e invece di lamentarmi e crearne di terribili, iniziai a comportarmi in modo diverso da tutti gli altri. Prima iniziai a riflettere su chi, di privazioni, ne ha molte e per tutti i giorni della sua miserabile vita, per entrare nella giusta ottica, poi mi adoperai per vincere.
Cominciai con il cibo. M'imposi di mangiare la metà di quanto mangiassi normalmente, poi iniziai a selezionare dei cibi più facilmente digeribili, che non sovraccaricassero il mio corpo. Passai a nutrirmi di cibi che, per tradizione, contribuivano a far stare l’uomo in salute.
Il passo successivo fu di unire a questo una depurazione di malsani pensieri, di averne sempre di più elevati e nobili. Mi imposi di leggere almeno una pagina al giorno di un libro su un argomento che non conoscevo. M'imposi di fare esercizi fisici sul ponte all’alba. Un vecchio indiano mi aveva detto,anni prima, che il corpo si potenzia trattenendo il respiro. M'imposi di fare delle profonde respirazioni ogni mattina. Credo che i miei polmoni non abbiano mai raggiunto una tale forza. La sera era l’ora delle preghiere, l’ora di ringraziare una qualche entità che tutto regola, per non avermi dato il destino di avere privazioni serie per tutta la mia vita.
Sempre l’indiano mi consigliò, anni prima, di prendere l’abitudine di immaginare della luce entrarmi dentro e rendermi più forte. Poteva funzionare anche per quei cari che mi erano lontani, e così, anche questa pratica, fece la comparsa in ogni giorno che passai sulla nave.
Invece di pensare a tutto ciò che non potevo fare, pensai a ciò che avrei fatto una volta sceso. Vedevo le scene ogni giorno, le vivevo intensamente e mi godevo l’attesa. Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante. L’ attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente.
Mi ero privato di cibi succulenti, di tante bottiglie di rum, di bestemmie ed imprecazioni da elencare davanti al resto dell’equipaggio. Mi ero privato di giocare a carte, di dormire molto, di oziare, di pensare solo a ciò di cui mi stavano privando”.
“Come andò a finire, Capitano?”
“Acquisii tutte quelle abitudini nuove, ragazzo. Mi fecero scendere dopo molto più tempo del previsto”.
“Vi privarono anche della primavera, ordunque?”
“Sì, quell’anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela piu”.

domenica 22 marzo 2020

UN DONO


c'è voluto un virus,
più contagioso dell'aviaria,
a dare ai suoi seguaci
(con una condizione)

Ma come?
Il capo della cattolica religione,
che nella sua dottrina
contempla l'incondizionato amore,
(creata attraverso l'invenzione 
per fare alla povera gente un dono?

Più logico ed efficace
sarebbe stato, probabilmente,
dal dubbio che l'assale,
in questo istante, inevitabilmente:


Certo, per la chiesa è dura
ma per l'umanità
(che comunque maturerà)

... d'essere giudicata e punita 
da "un'amorevole divinità"
che avendole donato la Vita
attende, pazientemente,
da tempo immemore,
qui e ora,

non la conosce neppure lui,
poiché evidentemente non sa ...

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mercoledì 4 marzo 2020

MAH!





Mah!


Gli istinti ci sono stati donati dalla natura: la sessualità, il piacere di nutrirci. Poi, col tempo, maturata tale coscienza, s’è aggiunta l’ambizione a vivere negli agi, nell’abbondanza. È assolutamente normale, tutto rientra nella naturale, umana, tendenza, a voler gioire dell’esistenza. Ma ad un certo momento l’umanità ha inventato la religione, che a quell’ambizione, ancor oggi, si contrappone, avendo instillato nella gente innocente, quel senso di colpa che ostacola la naturale propensione ad esprimere, ciascuno, la propria, magica danza. Il senso di colpa è il colpevole dell’inconsapevole repressione, poiché impedisce di cantare, gridare, gioire, durante la processione verso la mistica unione. Per alimentarlo, in passato, è stato addirittura inventatoil concetto di “tentazione”:


Ma se tutto è stato da Lui/Lei creato (ed Egli/Ella, la divinità, pur essendo onnipotente ne consente la manifestazione), anche il male, logica-mente, dovrebbe concorrere al raggiungimento della personale maturità. Quello è una via …, evidentemente, dalle altre, semplicemente differente. Se così fosse, ovvia-mente, non esisterebbe alcun male da cui essere liberati. Esiste, invece, probabilmente, uno stato di profonda incoscienza, d’ignoranza, d’inconsapevolezza, da cui occorre elevarsi … per poter abbandonare, definitivamente, la propria arretratezza.

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