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giovedì 21 dicembre 2017

PSICHE





Sì e no”!



ESSERE “E” NON ESSERE


Shakeaspeare dice: ‘Essere o non essere …’, è naturale, è così che pensa la mente duale. Ma IO Sono ‘Essere’ e ‘Non essere’, insieme. Se mi guardi da lontano, è una forma: essere; se ti avvicini al mio vero IO la forma diventa indistinta: stai entrando nel non essere. Essere è la mia esteriorità, non essere è la mia interiorità; essere è soltanto il mio corpo, non essere è la mia anima. Ecco perché il Buddha dice che l’anima è una non-anima, ‘anatta’. È un non-sé. Non puoi dire che sia, è meglio dire che non-è. Essere e non essere, insieme, vuol dire essere un vero saggio. Non scegliere tra essere o non essere. Sono disponibili insieme, prendili tutti e due. In questo caso sarai, come disse Gesù: 'nel mondo e non sarai nel mondo’; sarai nella mente e non sarai nella mentee potrai essere libera, finalmente.


mercoledì 7 settembre 2011

ILLUMINAZIONE E SINCRONICITÀ

(Video associato: “L’amore è psicologico” - Osho)

… <<Non riesci a vedere l’illuminazione: puoi solo vedere le sue conseguenze. Non riesci a vedere ciò che mi è accaduto, ma puoi sentire che qualcosa è accaduto in Me, qualcosa di sconosciuto: come una x. Non c’è neppure bisogno di chiamarla illuminazione, è sufficiente chiamarla x. In Me è accaduto qualcosa di misterioso. Più mi sentirai e più ne diventerai consapevole: più ne diventerai consapevole e più nella tua interiorità qualcosa comincerà a rispondere a quella x. Ciò che mi è accaduto potrà far esplodere in te un processo: non potrà essere la causa della tua illuminazione, ricordalo; la tua illuminazione non sarà l’effetto della mia illuminazione. Tra il maestro ed il discepolo non c’è un rapporto di causa effetto, c’è un tipo di rapporto totalmente diverso. Jung è riuscito a penetrare nel mistero di questo tipo di rapporto totalmente diverso e lo ha chiamato “sincronicità. Causa/effetto è un tipo di rapporto scientifico, la sincronicità è un tipo di rapporto poetico. Dicendo “sincronicità”, intendo dire che è accaduto qualcosa in un luogo qualsiasi e tu ne diventi ricettivo, ne sei vulnerabile ed in te qualcosa comincia a rispondere a questo qualcosa in modo parallelo. Ma l’accadimento non ha causato la tua risposta, non può esserne la causa. Per esempio, tu sei qui e ci sono altri tremila sannyasin (ricercatori del vero n.d.r.). Io sono disponibile verso ciascuno di voi, ma voi non siete tutti disponibili verso Me, oppure – se anche foste tutti disponibili – ciascuno lo sarebbe in modo diverso. Sarebbe diversa la qualità e la quantità. Se IO potessi essere la causa della tua illuminazione, allora tremila sannyasin diventerebbero illuminati. Ma IO non sono la causa, posso diventare solo un catalizzatore. Affinché IO lo diventi, voi dovete aprirvi a Me. Se fossi una causa non ci sarebbe bisogno che vi apriste a Me. Il fuoco arde, che il legno sia pronto ad accoglierlo oppure no, perché è una causa. A cento gradi l’acqua evapora, che sia pronta oppure no … Causa/effetto è un rapporto cieco, materiale: accade tra materia e materia. Viceversa la sincronicità non è materiale, è spirituale, è poetica, è un innamoramento. Se ti apri a Me, qualcosa comincia ad accadere in te. E ricorda, IO non ne sono la causa. Quindi non devi ringraziarmi, non devi essermi grato. IO non ne sono la causa. Se qualcuno ne fosse la causa, quel qualcuno saresti tu, perché ti sei aperto a Me. Da solo non avrei potuto farlo. Non c’è azione da parte mia. IO sono presente, tutto ciò che occorre è che anche tu sia presente e qualcosa comincerà ad accadere. Nessuno di noi due sta facendo qualcosa. IO sono disponibile, tu diventi disponibile e le nostre due energie cadono in un innamoramento e cominciano a danzare insieme. Perciò non preoccuparti per il fatto che non sai se sono o meno illuminato.
Mi dici: “riesco solo a sentire la tua bellezza e la tua fiducia”. È sufficiente. Funzionerà. E dopo che ti sarà accaduta l’illuminazione saprai. Per conoscere un Buddha devi diventare un Buddha tu stesso: per conoscere Cristo, devi diventare un Cristo tu stesso.>> …

Fonte: Osho – “I libri del fiore d’oro © 2000 by News Services Corporation, Arona (NO). © 2007 RCS Libri S.p.A., Milano. Prima edizione Firme Oro Bompiani: novembre 2007 (ISBN 978-88-486-0341-6, pag. 62-64). © 1979 Osho International Foundation, CH8001, Zurigo, Svizzera.

giovedì 28 luglio 2016

RISVEGLIATI




ciò che m’è accaduto recentemente,

subito dopo che mi sono risvegliato,
da chi è già andato al di là della dualità …

condizionata dalla favola del peccato …
legata alla famosissima, divina nudità …


che conosce sicura-mente 
la verità …


LA CADUTA

... "Come mai avete perduto la capacità di spostare la vostra coscienza dalla divinità all'identità, dalla forma alla meta-forma? Come avete potuto perdere la percezione di Dio? Come avete fatto a cadere nell'illusione della separazione?

La causa di fondo è stata semplicemente la mancanza di Fede, la perdita di fiducia nell'assoluta perfezione del Disegno Universale. Tutto ciò fu causato dall'ingresso nella vostra esistenza di un singolo elemento: la superbia, il Serpente del Giardino, il Diavolo della storia.

Attraverso un sottile processo di pensiero, 
quest'essere fenomenale 
(l' "io/ego"
vi incoraggiò a scivolare 
verso quel tipo di attività 
che viene convenzionalmente chiamata 
«Peccato Originale»...

Fonte: http://sebirblu.blogspot.it/2016/07/ken-carey-il-grande-dramma-della-caduta.html

Così fu ... 
che non riusciste più ...
a distinguere tra bene e male ...
(Nagual e Tonal)
https://orchideagialla.wordpress.com/2016/07/05/maschile-e-femminile/


DISTACCO

<<Il tuo distacco dalla religione ti pone in una situazione di ansietà (inconscia ovviamente) nei confronti di alcuni temi riguardanti il bene e in questo caso il male.

L’aver visto il serpente è indice di quanto il peccato risieda ancora nel tuo cuore … ed il fatto che sia bianco evidenzia che la tua percezione del male è neutra (ossia elemento superabile in quanto frutto dell’ umana dualità).

Tu insegui il serpente per ucciderlo poiché hai la convinzione di aver trasceso la superstiziosa religione pertanto vuoi sbarazzartene definitivamente, ma ecco che il serpente si volta mostrandoti che invece esiste e non è affatto innocuo, apparendoti persino “regale”, proprio come fa il male che affligge l’umanità da illo tempore.

Ecco forse c’è “qualcuno” che sta semplicemente cercando di recuperare la tua anima.

Tutto qua …>>

al quale ho così risposto :

Grazie …
Da solo non ci sarei riuscito …
poiché mi sto facendo vecchio …

Però non dimenticare che …
IO … per “te” …



giovedì 17 novembre 2011

IL MURO DEL SUONO


(Sottofondo musicale: “Invisible wing” – Keiko Matsui)


Non lo tocchi
perché è inconsistente,
non è visibile
neppure ai nostri occhi,
eppure nell’etere è presente
ed è un fatto accettato
da tanta, tanta, gente

Allo stesso modo
la nostra mente
dovrebbe pure accettare
la presenza di quel muro
che abbiamo innalzato interiormente

ma, incomprensibilmente,
non riusciamo ad eludere
il suo controllo costante
rassegnandoci così a sopravvivere,
trascurando l’Importante

… <<Osserva con uno sguardo nuovo il corpo che abiti. È analogo all’intera Natura, la riassume… E tu, e voi, che avete la responsabilità di prendervene cura per condurlo ad uno stadio di realizzazione ancora più grande, tu ne sei, voi ne siete, il dio. Questo è vero tanto sui piani sottili quanto nella densità della materia. Ogni coscienza animale o umana è la divinità dei suoi organi, delle sue cellule e, naturalmente, delle molecole che li generano. Sarebbe possibile risalire ancora oltre, ben al di là della struttura stessa dell’atomo. Vi si potrebbero vedere non solo dei sistemi solari con i loro pianeti in orbita, ma nebulose e galassie in marcia verso … la stessa Realtà che calamita l’essere umano. Questa Potenza che chiamiamo Dio è dunque la natura stessa di ogni cosa, e non un principio filosofico a cui è possibile aderire oppure noOgni manifestazione di vita, in un punto qualunque della propria fioritura, rappresenta una divinità per l’infinità di particelle che la compongono. Parallelamente a ciò, è anche una specie di polvere di divinità in divenire, una particella di Dio che si costruisce con essa, aspirandola verso un “sempre di più”. Ecco con quale sguardo ci avviciniamo alla Creazione: noi guardiamo un uomo e vi vediamo un dio. Guardiamo una donna e sappiamo che è una dea. Se li contempliamo tutti e due insieme, nell’Unione, si rivela a noi una divinità ancora più compiuta, dato che la fusione di due cellule predispone l’idea di un futuro organo … Comprendi? Comprendete? Sì … il primo approccio ad una simile riflessione si traduce in un senso di vertigine … quasi sconfortante. Ecco perché tutto ciò non può essere captato e poi integrato solo nella sfera mentale. C’è un muro interiore da superare. Volendo darne un’immagine, direi che è una specie di “muro del suono”. Si supera all’interno di una qualità di silenzio e di amore che si scopre soltanto lanciandosi nel vuoto nascosto tra un pensiero e l’altro. Lontano dai punti di riferimento ed in una fiducia totale. È un’avventura da annoverare fra quelle che non possono essere vissute a metà. Quando saprete versare una lacrima di gioia davanti alla bellezza di un filo d’erba o di fronte alla memoria contenuta in un semplice sassolino, allora comincerete veramente a comprendere. Il sole in voi parlerà meglio ai suoi pianeti … Questa comprensione è la base della vera e propria ascensione della coscienza. Permette di non creare più spaccature tra ciò che, in ognuno di voi, afferma “l’io-me” e i miliardi di miliardi di manifestazioni di vita che attraversano la Creazione. Implica un atteggiamento che permette di non sterilizzare più mentalmente l’essere incarnato; fa esplodere la bolla in cui vive isolato. In effetti, suggerisce una condizione di comunione permanente che se la ride delle distanze fisiche e temporali, con tutto ciò che è stato, è e sarà. Come stabilire al meglio un contatto diretto e spontaneo con la Presenza del Divino? È così semplice che forse è proprio questo a turbarvi e ad indisporvi. Le frontiere sono in voi, sono solo un’illusione che coltivate>>…


Fonte: Daniel Meurois-Givaudan, “Come dio divenne Dio” (pag. 24-25). © 2006 Macro Edizioni. © Editions Le Persa – 3° trimestre 2005 (www.meurois-givaudan.com)

lunedì 19 settembre 2011

DALL’IPNOSI ALLA REINCARNAZIONE


…<<La terapia della reincarnazione ha la sua origine in una serie di esperimenti che ho portato avanti a partire dal 1968. in questi esperimenti fu possibile far rivivere ai soggetti – attraverso la regressione ipnotica dell’età – non solo la propria nascita, lo sviluppo nel grembo naterno ed il concepimento, ma anche incarnazioni precedenti. Protocolli di questi esperimenti sono contenuti nel mio libro “Vita dopo vita” (Edizioni Mediterranee). Per compiere questi esperimenti mi sono servito dell’ipnosi, che consente la regressione nel tempo. Tali esperimenti non sono nuovi, ma sono stati compiuti già nel secolo scorso da Albert de Rochas. Nel 1956 il caso Bridey Murphy attirò l’attenzione dell’opinione pubblica; inoltre gli inglesi Arnall Bloxham e Denys Kelsey hanno portato avanti per decenni esperimenti di regressione ipnotica, che hanno anche supplicato. Durante questa prima fase di semplice regressione sperimentale ad incarnazioni precedenti, ho constatato che tra i sintomi attuali (malattie n.d.r.) e le vite precedenti c’era spesso un rapporto ben preciso. Quando fui ben certo di questo rapporto, ebbi l’idea di utilizzare a fini terapeutici questa presa di coscienza delle precedenti incarnazioni. Il passo determinante per la realizzazione di questa idea consistette nell’utilizzare metodi che consentono una regressione a vite precedenti senza bisogno d’ipnotizzare il soggetto. Rinunciando all’ipnosi è stato possibile far sì che chiunque possa ricordare consapevolmente le proprie vite passate.
         L’ipnotizzabilità di un paziente non dipende tanto dall’ipnotizzare quanto dalla fiducia profonda del paziente, che però nelle persone disturbate psichicamente è difficile da ottenere. Anche molti altri motivi m’indussero a rinunciare all’ipnosi: non a caso da sempre l’esoterismo mette in guardia dalla tecnica ipnotica.
         Il processo che porta ad ipnotizzare si serve della suggestione: suggerendo sensazioni di stanchezza, sonnolenza ed intorpidimento il paziente viene a trovarsi in uno stato che è opposto a quello voluto dall’esoterismo. Il problema dell’uomo è infatti quello di “dormire” costantemente e di lasciarsi vivere ciecamente come una marionetta, invece di destarsi e diventare più consapevole. Per altro, tutto quello che avviene in una seduta psicoterapeutica dovrebbe sempre rappresentare lo specchio di quello che ci aspettiamo dal paziente nella vita di tutti i giorni. Il nostro scopo è quindi quello di rendere l’uomo più vigile e consapevole, d’insegnargli a vedere con sempre maggiore chiarezza la realtà, e non di sollecitarlo ulteriormente a dormire ed a vivere in modo inconsapevole…
         Inoltre l’ipnosi non è separabile dal problema del potere, che – come vedremo in seguito – è tema centrale di ogni terapia. Fra l’altro l’ipnosi rende facilmente il paziente un essere passivo, che si attende dall’ipnosi e dall’ipnotizzatore la soluzione dei suoi problemi. Penso che questi argomenti siano sufficienti a far capire come mai io sia andato alla ricerca di metodi diversi ed indipendenti dall’ipnosi per produrre la regressione a fini terapeutici. Il risultato di questa mia ricerca è che nella terapia della reincarnazione, io ed i miei collaboratori, riusciamo a far vivere consapevolmente ad ogni paziente le proprie vite precedenti senza che ci sia mai stato bisogno di ricorrere all’ipnosi. Viene spontaneo, a questo punto, domandarsi come funziona questo “nuovo metodo”. Descriverlo è piuttosto difficile, quasi impossibile. Noi cominciamo sempre con un breve rilassamento, teso ad immergere il paziente in uno stato meditativo. Il rilassamento serve a sganciarsi dagli stimoli esteriori e ad immergersi in se stessi. Si produce così lo spostamento dell’attenzione dall’esterno verso l’interno, senza che subentri stanchezza o sonnolenza. Con l’aiuto dei terapeuti emergono poi pensieri ed immagini interiori che il paziente impara ad analizzare ed anche a riferire>>…

Fonte:  Thorwald Dethlefsen, “Il destino come scelta” (pag. 163-165). © 1984 Edizioni Mediterranee, ristampa 2008 (ISBN 88-272-0006-1).